I figli di Dio e le figlie degli uomini: chi erano e cosa succede in Genesi 6?

Il brano è famosissimo:

i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli a loro scelta. [Genesi 6,2]

Ma cosa significa? Perché gli autori hanno sentito il bisogno di dividere l’umanità in due categorie?

Nelle puntate precedenti, abbiamo visto qual è stato lo scandaloso peccato di Cam, poi abbiamo anticipato che tutta la storia che ruota attorno al diluvio e alla trasgressione del figlio di Noè è praticamente identica a quella che ruota attorno a Sodoma e al peccato delle figlie di Lot. Per analizzare nel dettaglio questo parallelo che rivelerà un colpo di scena, erano necessarie due premesse: capire chi fossero i malakim che distruggeranno Sodoma (e lo abbiamo capito qui) e capire chi sono i bene ha Elohim, i figli di Dio che scateneranno il diluvio (e lo capiremo adesso).

Se clicchi qui, puoi acquistare il libro L’origine dell’uomo ibrido direttamente dal mio blog a un prezzo scontatissimo!

Angeli caduti, alieni, divinità, oppure…

Esistono diverse interpretazioni del brano in questione. Le tre più importanti, a mio avviso, sono queste (a cui aggiungo una quarta, molto in voga negli ultimi anni):

  1. i figli di Dio erano angeli zozzoni che si sono accoppiati con le figlie degli uomini che erano semplicemente delle donne;
  2. è solo l’eco di un mito, simile alle storie delle divinità greche che generano semidei unendosi con gli umani;
  3. i figli di Dio erano la discendenza di Set e le figlie degli uomini la discendenza di Caino;
  4. i figli di Dio sono extraterrestri che si sono accoppiati con le le figlie degli uomini che erano semplicemente delle donne.

Alieni, divinità, angeli caduti: si è detto di tutto. Come trovare una soluzione all’enigma? La logica e qualche informazione  di carattere storico potrebbero aiutarci.

La Genesi è il primo libro della Bibbia. La Bibbia è un’insieme di libri e di brani scritti in periodi diversi. Non tutti sanno, ad esempio, che il primo capitolo della Genesi è stato scritto nel VI secolo a.C. mentre i capitoli 2, 3 e 4 nel X secolo a.C.. Com’è possibile che il capitolo 1 sia stato scritto 400 anni dopo il capitolo 2? Semplice: si trattava di racconti indipendenti che, a un certo punto, i redattori finali hanno messo insieme dando alla Genesi (e alla Bibbia) la forma che è giunta fino ai nostri giorni.

I redattori finali, in alcuni casi, avranno dovuto modificare e adattare brani indipendenti per dare loro una parvenza di continuità. Ovviamente non ci sono sempre riusciti alla perfezione e quindi la Bibbia rimane un libro unico nel suo genere: noi siamo abituati a leggere libri scritti da un solo autore in pochi mesi o in pochi anni. La Bibbia è un insieme di libri scritti da centinaia di autori nell’arco di un millennio. Immaginiamo il lavoro allucinante dei redattori finali: un po’ come se noi dovessimo prendere migliaia di brani, i più antichi dell’anno 1000 d.C., i più recenti scritti ieri, e assemblarli per dare vita a una storia sequenziale, che parli del senso della vita e che, nel limite del possibile, non si debba contraddire… Mica è un lavoro da poco!

Comunque, il punto da tenere presente è che sono stati i redattori finali a inserire la storia dei figli di Dio e delle figlie dell’uomo all’inizio del capitolo 6 di Genesi. Questi redattori non erano degli psicopatici che inserivano brani a caso: se l’hanno messo lì, è perché loro ci vedevano una continuità con ciò che era stato inserito precedentemente. Ed eccoci arrivati a scoprire l’acqua calda: per comprendere il senso del capitolo 6 di un libro (che sia la Genesi o Il codice Da Vinci poco importa), bisogna sapere cosa c’è scritto nei primi cinque capitoli che lo precedono.

Mezzo articolo per spiegare questa banalità? Eh sì, perché tre delle quattro possibili interpretazioni del nostro brano enigmatico, sono da scartare sulla base di questa considerazione logica. I primi 5 capitoli di Genesi non parlano da nessuna parte né di angeli, né di alieni, né di divinità (in stile greco).

I figli di Dio, il Gatto e la Volpe

Immaginiamo di non aver mai letto la fiaba di Pinocchio e un giorno ci capiti in mano il libro di Collodi: apriamo una pagina a caso e leggiamo che si parla di due truffatori che si stanno prendendo gioco del povero burattino. Urca! Chi saranno mai? Bonnie e Clyde? Lupin e Jigen? La fata Turchina e Geppetto?

Possiamo ipotizzare le interpretazioni più fantasiose e tutte avrebbero lo stesso valore, ossia zero. Solo leggendo il nostro libro dall’inizio scopriremo la soluzione e cioè che quei due truffatori sono il Gatto e la Volpe.

Torniamo alle due stirpi di Genesi 6 e chiediamoci: è possibile trovare riferimenti a stirpi distinte nei capitoli precedenti? La risposta è: decisamente sì. Prima di tutto se ne parla in Genesi 2-3, nel racconto del “peccato originale”, come abbiamo già visto qui.

Dopo la trasgressione di Adamo, Dio si rivolge al serpente e dice:

Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe. [Genesi 3,15]

In maniera esplicita si parla di due stirpi distinte, la stirpe della donna e la stirpe del serpente. Che siano l’equivalente dei figli di Dio e e delle figlie dell’uomo? Cerchiamo altri indizi.

In Genesi 4, Caino uccide Abele e poi viene elencata la genealogia di Caino [4,17-22]. Subito dopo viene introdotta la discendenza di Set:

Adamo di nuovo conobbe sua moglie, che partorì un figlio e lo chiamò Set. «Perché – disse – Dio mi ha concesso un’altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l’ha ucciso». [Genesi 4,25]

Il capitolo 5 inizia così:

Questo è il libro della discendenza di Adamo. [Genesi 5,1]

E prosegue elencando la genealogia di Set.

Attenzione: come mai nel capitolo precedente i discendenti d Caino non sono stati presentati come discendenti di Adamo? Che differenza c’è tra la stirpe di Caino e quella di Set? Ci risponde il capitolo 5:

Nel giorno in cui Dio creò l’uomo, lo fece a somiglianza di Dio; maschio e femmina li creò, li benedisse e diede loro il nome di uomo nel giorno in cui furono creati. Adamo aveva centotrenta anni quando generò un figlio a sua immagine, secondo la sua somiglianza, e lo chiamò Set. [Genesi 5,1-3]

Questo è un passo fondamentale: se lo comprendiamo, capiremo chi sono i figli di Dio e le figlie dell’uomo.

Adamo era un figlio di Dio

Prima di tutto ci viene riproposta la famosa formula di Genesi 1,26 e ci viene spiegato cosa fosse questa immagine e somiglianza che l’uomo aveva con Dio. Adamo, che è il padre di Set, lo genera a sua immagine e somiglianza; per analogia Dio doveva essere considerato come il padre di Adamo, dato che lo genera a sua immagine e somiglianza. E se Dio era il padre di Adamo, Adamo era un figlio di Dio.

Questa concezione rimarrà invariata per secoli. dato che ancora Luca, nel suo Vangelo, elenca ripercorre la genealogia di Gesù fino ad Adamo:

Gesù, quando cominciò il suo ministero, aveva circa trent’anni ed era figlio, come si riteneva, di Giuseppe, figlio di Eli, figlio di Mattat, figlio di Levi, […] figlio di Set, figlio di Adamo, figlio di Dio. [Luca 3,23-38]

Per Luca, Adamo era figlio di Dio, lo scrive esplicitamente. E Adamo era un figlio di Dio perché, abbiamo visto, a immagine e somiglianza di Dio. Ma dato che Adamo genera Set a sua immagine e somiglianza, ne segue che Set fosse anche a immagine e somiglianza di Dio e quindi anche Set era un figlio di Dio.

Infatti se A (Dio) = B (Adamo) e B (Adamo) = C (Set), allora A (Dio) = C (Set). E lo stesso ragionamento vale per tutti i discendenti di Set. Ecco svelato chi sono i figli di Dio del capitolo 6: la stirpe di Set.

C’è anche un altro particolare rivelatore: Genesi 5 ‘informa che Adamo generò UN figlio a sua immagine e somiglianza e lo chiamò Set. Ma all’epoca Adamo aveva generato anche un altro figlio, Caino. Perché si parla di UN SOLO figlio a immagine del padre? A immagine di chi era stato generato Caino?

Nel libro L’origine dell’uomo ibrido, mi soffermo molto su questo aspetto. In un articolo non posso fare altrettanto e quindi mi accingo alla conclusione.

Dopo il capitolo 3 in cui si parla di due stirpi, il capitolo 4 in cui si parla dettagliatamente della discendenza di Caino, il capitolo 5 in cui si parla dettagliatamente della discendenza di Set, arriva il capitolo 6 che inizia così:

i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli a loro scelta.

Come abbiamo visto, i figli di Dio erano i discendenti di Set e quindi le figlie degli uomini non potevano essere altro che le donne della discendenza di Caino.

Il testo è chiaro e solo non leggendo (o non comprendendo) i capitoli precedenti si possono avere dubbi a riguardo. Gli autori hanno cercato di concentrare tutta l’attenzione del lettore, fino al capitolo 5, nella distinzione dell’umanità in due categorie. E nel capitolo 6 queste due categorie si mescolano.

L’ibridazione tra le due stirpi sarà considerata un peccato, il più grave dei peccati, dato che scatenerà la più grande delle punizioni: il diluvio universale.

Perché era considerato un peccato che i setiti si mescolassero coi cainiti? E perché c’è un’analogia tra tali accoppiamenti e quelli di cui si parla nel racconto di Sodoma? A queste domande risponderò nel prossimo articolo.

Grazie per avermi dedicato il tuo tempo! 🙂

Chi sono i Malakim del Vecchio Testamento? Angeli? Alieni? O altro?

I malakim del Vecchio Testamento sono degli angeli, come vuole una certa tradizione cristiana, oppure sono degli extraterrestri, come ipotizzano diversi autori contemporanei?

Cosa significa l’ebraico malakim?

In un articolo precedente avevo dato la mia interpretazione dello scandaloso peccato di Cam e avevo annunciato che avrei mostrato in seguito il parallelismo tra la trasgressione del figlio di Noè, avvenuta dopo il diluvio, e la trasgressione delle figlie di Lot, avvenuta dopo la distruzione di Sodoma e Gomorra.

Prima, però, è necessario analizzare una figura misteriosa che appare nel racconto di Sodoma e Gomorra e in centinaia di altri passi. Per la precisione, come possiamo leggere sull’utilissimo sito Biblehub, la parola ebraica malak (singolare di malakim) ricorre 213 volte: 110 volte viene tradotta con angelo (o angeli), 100 volte con messaggero (o messaggeri), 2 volte con ambasciatori e una volta con inviati.

Se clicchi qui, puoi acquistare il libro L’origine dell’uomo ibrido direttamente dal mio blog a un prezzo scontatissimo!

Il significato letterale della parola malakim è proprio messaggeri. Quando gli autori sacri scrivevano il termine malakim, intendevano esattamente indicare dei messaggeri. Se oggi un autore italiano contemporaneo scrivesse di messaggeri, secondo voi a cosa intenderebbe riferirsi? Ad angeli? Ad Alieni? O a messaggeri? Secondo me, a messaggeri.

Quindi il mistero è svelato: i malakim sono messaggeri. Ma il problema sorge adesso: che significa messaggeri? E quindi: che significa malakim?

Chi erano i malakim?

Il vocabolario Treccani definisce messaggero:

Chi reca ad altri un messaggio, un annuncio o anche una richiesta di notizie, come incarico abituale o occasionale.

La difficoltà nell’interpretare correttamente queste figure, nasce, in parte, dal fatto che oggi i messaggeri non si usano più. Se devo dire una cosa a un amico che abita a 500 km, prendo lo smartphone e gli scrivo, non certo mi metto a cercare una persona che si faccia 500 km per andare a parlare con il mio amico.

Nel I millennio a.C., invece, non c’erano i cellulari e quindi c’erano i malakim, i messaggeri. Ovviamente la gente comune non aveva bisogno di malakim perché non aveva la necessità d’intrattenere relazioni con abitanti di città e villaggi tanto distanti.

I malakim erano dunque i messaggeri dei re perché, loro sì, dovevano intrattenere relazioni con i sovrani degli altri popoli: se il faraone egiziano doveva comunicare con il re ittita, non certo saliva personalmente in groppa a un cammello per farsi migliaia di km. Quindi incaricava il suo malak.

Attenzione adesso: se egiziani e ittiti  non avevano buoni rapporti, il viaggio del malak rischiava di finire male. Arrivato in terra nemica, chiunque avrebbe potuto ucciderlo con il risultato che il suo messaggio non sarebbe mai arrivato a destinazione. Per questo motivo, con il tempo, si era trovata una soluzione che, se ai nostri occhi potrebbe sembrare strana, all’epoca riusciva a garantire la sicurezza dei malakim.

Il malak di un re, nell’antichità, rappresentava lo stesso re. Se gli ittiti avessero ucciso o maltrattato il malak del faraone d’Egitto, è come se avessero ucciso o maltrattato il faraone stesso, è come se avessero dichiarato guerra agli egiziani. Al contrario: trattare bene un malak, equivaleva a trattare bene il suo re; offrirgli ospitalità con tutti i riguardi del caso, equivaleva a ospitare il re stesso.

Nel Nuovo Testamento, che è scritto in greco e quindi non può contenere la parola ebraica malak, Gesù parla proprio dei messaggeri dei re:

quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. [Luca 14,31s]

I malakim di Dio

Adesso che sappiamo chi erano i messaggeri dei re, sorge un altro problema: il Vecchio Testamento non parla solo dei malakim dei re ma anche dei malakim di Dio. Si tratta di angeli, alieni o cosa?

Prima di tutto occorre sapere che gli autori sacri consideravano Dio come il re dei re:

il beato e unico Sovrano,
il Re dei re e Signore dei signori,
il solo che possiede l’immortalità
e abita una luce inaccessibile:
nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo.
A lui onore e potenza per sempre. Amen. [1Timoteo 6,15s]

Dato che gli autori sacri immaginavano Dio come il re dei re, proiettavano sul sovrano celeste gli attributi che osservavano nei sovrani terreni, enfatizzandoli. Più i re erano potenti, più servitori potevano permettersi a corte. E Dio doveva essere il più potente dei potenti, ecco perché nella visione di Daniele si legge:

mille migliaia lo servivano
e diecimila miriadi lo assistevano.
La corte sedette e i libri furono aperti. [Daniele 7,10]

Così come Dio possedeva i suoi servitori e la sua corte, come fosse un re, allo stesso modo doveva possedere i suoi messaggeri, i suoi malakim, esattamente come i sovrani.

Se un re che doveva mandare un messaggio non si doveva scomodare e inviava un messaggero, figuriamoci se poteva scomodarsi Dio, il re dei re, quando doveva comunicare qualcosa agli uomini.

Ed esattamente come i malakim dei re rappresentavano i re in persona, i malakim di Dio rappresentavano Dio in persona.

Alla luce di questa spiegazione, proviamo a leggere uno dei passi più famosi e male interpretati di sempre. Vedremo che tenendo conto di quanto detto fin qui, tutto tornerà alla perfezione. Si tratta di Genesi 18.

Poi il Signore apparve a lui [Abramo] alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. [18,1s]

Già troviamo un’apparente contraddizione: il Signore appare ad Abramo ma Abramo vede tre uomini. Com’è possibile? L’apparente confusione continua:

Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Andrò a prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fa’ pure come hai detto». [18,2-5]

Sembra che Abramo e gli autori che abbiano scritto questo brano siano degli psicopatici. Passano continuamente dal singolare al plurale.

Abramo vide i tre uomini e corse loro incontro (plurale) poi si rivolge loro dicendo “Mio Signore… ai tuoi occhi, non passare… senza fermarti” (singolare) e infine “lavatevi… accomodatevi… ristoratevi… potrete proseguire…” (di nuovo il plurale!).

Tutto il capitolo alterna il singolare del Signore al plurale dei tre uomini. Un intero capitolo che non avrebbe alcun senso se non venisse letto con la chiave d’interpretazione che ho esposto sopra**. I tre uomini sono i messaggeri di Dio ma rappresentano Dio stesso. Ecco perché Abramo vede tre uomini ma li chiama “mio Signore“; ecco perché ci tiene tanto a ospitarli e a trattarli con i migliori dei modi: è come se Abramo stesse ospitando Dio in persona!

Dopo i convenevoli, i tre uomini si dividono. Due vanno verso Sodoma mentre uno rimane con Abramo:

Quegli uomini partirono di là e andarono verso Sòdoma, mentre Abramo stava ancora alla presenza del Signore. [18,22]

Il capitolo successivo, infatti, si apre così:

I due angeli [malakim] arrivarono a Sòdoma sul far della sera mentre Lot stava seduto alla porta di Sòdoma. [19,1]

Ecco svelata la vera identità di quegli uomini! La Bibbia italiana traduce con angeli ma la parola ebraica è malakim. Il brano continua:

Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra. [19,1]

Esattamente come Abramo, Lot vede nella presenza dei malakim, la presenza stessa di Dio.

Questa interpretazione, inoltre, rispecchia in pieno la mentalità degli israeliti e degli ebrei che hanno talmente tanto rispetto per Dio che, ancora oggi, evitano di pronunciare il suo nome. Autori con una simile forma mentis, non potevano scrivere che Dio si manifestasse agli uomini e comunicasse con loro personalmente. L’escamotage di attribuire dei messaggeri a Dio come fosse un re, è un’ottima trovata per inserire i giusti intermediari nei racconti.

Adesso che sappiamo chi sono i malakim, nel prossimo articolo scopriremo chi sono i figli di Dio, i bene ha Elohim di Genesi 6 che pure fanno tanto discutere… Infine saremo pronti per scoprire il parallelo tra il diluvio e Sodoma.

** Alcuni provano a vedere nei tre uomini rappresentanti il Signore, un segno della Trinità di Dio ma 1. gli autori all’epoca non credevano assolutamente che Dio fosse uno e trino; 2. se così fosse, tutte le volte che appaiono i malakim, dovrebbero essere in 3 e invece non è così.