Dio creò Adamo vegetariano, poi un grave peccato rese gli uomini onnivori

adamo vegetariano

Stiamo per analizzare un particolare della Bibbia molto importante ma che spesso non viene considerato con la dovuta attenzione: gli autori del libro della Genesi hanno scritto che Dio creò Adamo vegetariano e solo successivamente l’umanità diventò onnivora. La trasformazione, come vedremo, avvenne a causa di un grave peccato.

Nel primo capitolo della Genesi, Dio crea la prima coppia, la benedice e la invita a moltiplicarsi; subito dopo si legge [Genesi 1,29]:

Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo».

Se i riferimenti all’alimentazione finissero qui, si potrebbe pensare che gli autori sacerdotali abbiano semplicemente evitato di elencare tutti i cibi disponibili. Invece, leggendo il nono capitolo della Genesi, si scopre che la costruzione del testo era tutt’altro che casuale.

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È appena terminato il diluvio e Dio si rivolge agli otto componenti della famiglia di Noè: li benedice, li invita a moltiplicarsi e subito dopo si legge [Genesi 9,3]:

Ogni essere che striscia e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe.

La formula di Genesi 9 è identica a quella di Genesi 1: benedizione, invito a moltiplicarsi e donazione degli alimenti. Addirittura viene specificato che gli animali serviranno da cibo come già le verdi erbe. È una citazione esplicita al primo capitolo.

Adamo vegetariano e perfetto

È evidente che ci troviamo di fronte a un messaggio che gli autori volevano fosse ben chiaro: Dio ha creato l’uomo perfetto e quindi vegetariano; poi è successo qualcosa che ha modificato la natura umana e Dio concede a questa nuova umanità, non più perfetta, una dieta adeguata.

Prima di capire cosa possa essere successo, è necessario fare una precisazione: gli autori di Genesi 1 e 9, i due capitoli in questione, erano sacerdoti israeliti vissuti nel VI secolo a.C.. All’epoca il popolo di Israele non era vegetariano; venivano consumati regolarmente sia carne, sia pesce. E questi autori non potevano certo aver conosciuto i primi uomini, vissuti centinaia di migliaia di anni prima. Ovviamente non si può neanche pretendere che una tradizione orale sopravviva per migliaia e migliaia di generazioni. Quindi la domanda è: perché degli autori onnivori hanno sentito il bisogno di scrivere che l’uomo perfetto, creato da Dio, fosse vegetariano?

La trasformazione

L’unica risposta possibile è che già 2500 anni fa, nel Vicino Oriente, si era raggiunto un alto livello di sensibilità e un grande rispetto verso ogni forma di vita. Gli autori, che pure uccidevano e mangiavano animali, si rendevano conto che c’era qualcosa di sbagliato in quel modo di alimentarsi. Avranno ragionato così: se il nostro intimo avverte qualcosa di disumano nell’uccidere un animale, significa che questo cibo non poteva far parte del disegno originale e perfetto di Dio. Il senso di colpa che provavano mangiando carne, non veniva avvertito quando si consumavano i vegetali. Ecco dunque spiegato come degli autori onnivori abbiano proiettato nel passato l’idea di un uomo perfetto e, quindi, vegetariano.

Ora rimane l’ultima domanda, che è fondamentale: come sono riusciti a giustificare una simile trasformazione dell’umanità? Nel senso: una volta compreso che l’uomo perfetto doveva essere vegetariano, quale peccato avrebbe potuto mutare così radicalmente la nostra natura?

I peccati ereditari

Prima di Genesi 9, quando Dio prende atto del cambiamento avvenuto (o che sarebbe avvenuto di lì a poco), vengono commessi diversi peccati ma solo due di questi avranno conseguenze sulla discendenza dei trasgressori.

Questo è un concetto che oggi rimane difficile da accettare: l’idea che il peccato di una persona possa avere conseguenze sui suoi figli, sui suoi nipoti, e così via. Eppure esistono diversi esempi di eventi simili. Pensiamo a una donna incinta che beve alcolici tutti i giorni: suo figlio nascerà con dei problemi di salute eppure è un bambino innocente. Il peccato della madre, in questo caso, ricadrà sul figlio. Oppure pensiamo a un uomo che non dimostra alcuna forma di affetto verso suo figlio e, anzi, lo picchia, magari senza un motivo. Il bambino crescerà con gravi disturbi psicologici e, con ogni probabilità, se riuscirà a trovare una donna con la quale formare una famiglia, sarà incapace a sua volta di insegnare una sana affettività a suoi figli. Ecco che il peccato di un uomo avrà ripercussioni nefaste non su una ma addirittura su due generazioni di innocenti.

Da sant’Agostino a Dubarle

Tutta la Bibbia parla continuamente di peccati ereditari. Già sant’Agostino se n’era accorto e, più recentemente, il grande teologo André-Marie Dubarle. Un peccato che ha modificato la natura umana, trasformando l’uomo da vegetariano a onnivoro, deve rientrare in questa categoria. Infatti i peccati non ereditari, come l’assassinio di Abele da parte di Caino, non potrebbero in alcun modo essere la causa di una mutazione dell’intera umanità.

I peccati ereditari commessi prima di Genesi 9, dicevamo, sono due: il famoso peccato originale e gli avvenimenti narrati in Genesi 6. Ho già trattato gli argomenti nel blog e quindi non posso che rimandare il lettore curioso ai rispettivi articoli: qui parlo della trasgressione di Adamo, qui degli accoppiamenti tra figli di Dio e figlie dell’uomo.

Due indizi

Rapporto uomo/animali

Per comprendere la natura di queste trasgressioni, la Genesi ci fornisce, oltre al cambio di dieta, altri importanti indizi. Il primo riguarda il rapporto tra gli uomini e gli animali. In Genesi 1,28 è scritto:

dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra.

Per dominare non si deve intendere un dominio tirannico. Gli autori volevano semplicemente dire che l’uomo è ontologicamente superiore agli altri esseri viventi. Invece, in Genesi 9,2, il rapporto cambia:

Il timore e il terrore di voi sia in tutti gli animali della terra e in tutti gli uccelli del cielo.

È come se, dopo i peccati che hanno modificato la natura umana, gli animali si rendessero conto che l’uomo è diventato una specie pericolosa, come se istintivamente percepissero che l’uomo non è più in armonia col resto del creato, una scheggia impazzita in quello che una volta era il paradiso terrestre.

Genealogie

Il secondo indizio è rintracciabile in ampi brani che oggi si leggono con superficialità, come semplici elenchi privi di senso. Sto parlando delle genealogie. Quasi tutto il quinto capitolo della Genesi (sempre di tradizione sacerdotale) è occupato dalla genealogia dei discendenti di Set (figlio di Adamo). Ciò che dovrebbe colpire sono le età dei patriarchi che, in media, vivevano 900 anni. Ovviamente vale il discorso fatto sopra: gli autori non potevano conoscere l’età di questi personaggi e quindi, se le hanno inserite, lo hanno fatto per mandare un messaggio. Quale?

In Genesi 4 viene elencata la genealogia dei discendenti di Caino. Qui non viene specificata l’età dei patriarchi, evidentemente perché la longevità dei cainiti, a differenza di quella dei setiti, non era rilevante: i cainiti vivevano tanto quanto noi. Se invece i setiti vivevano 900 anni, significa che i setiti erano diversi da noi. I discendenti di Set avevano mantenuto quella perfezione originaria con la quale Dio aveva creato la prima coppia. Invece la stirpe di Caino aveva perso quella perfezione. Ecco qual è il messaggio che volevano passasse: il peccato originale di Adamo si era trasmesso solo a un ramo dell’albero genealogico. Com’è possibile?

Estinzione per ibridazione degli uomini perfetti

Tutto torna se si capisce cosa avevano in testa gli autori: Set era il figlio perfetto della prima coppia perfetta mentre Caino era il figlio ibrido che Adamo aveva procreato con una femmina sub-umana, quel serpente del giardino dell’Eden che, come dicono ormai da tempo i biblisti cattolici, non rappresentava il diavolo ma, appunto, una femmina di una specie inferiore, scimmiesca.

A questo punto ci ritroviamo l’umanità divisa in due tipologie: da una parte gli uomini perfetti e dall’altra gli uomini ibridi. Ecco chi sono i figli di Dio (setiti) e i figli dell’uomo (cainiti) che s’incrociano in Genesi 6. Si tratta di una seconda e definitiva ibridazione di massa al termine della quale Dio constaterà il cambiamento biologico di tutti i suoi figli creati perfetti e concederà loro di cibarsi anche degli animali.

In Genesi 10, infatti, viene presentata l’ultima genealogia, quella dei discendenti di Noè. Qui le età dei patriarchi diminuiscono progressivamente: da 900 fino a 100 anni. Gli autori descrivono, con questo metodo letterario, un reale fenomeno biologico a cui oggi viene dato il nome di estinzione per ibridazione.

Onnivori o vegetariani?

La tradizione sacerdotale voleva spiegare la causa della doppia natura umana e lo ha fatto servendosi, tra le altre cose, pure dell’aspetto alimentare: se da una parte l’istinto ci spinge a voler mangiare la carne, dall’altra la coscienza ci fa sentire in colpa perché sentiamo che è sempre sbagliato uccidere, che questa non può essere la nostra natura originaria.

Onnivori o vegetariani? Alla domanda che oggi scatena tante diatribe, la Genesi ha risposto 2500 anni fa: Dio ha creato l’uomo vegetariano ma a causa del peccato la morte è entrata nel mondo… Da allora siamo diventati onnivori.

Il lettore capitato qui per la prima volta potrebbe rimanere spiazzato, me ne rendo conto. Se così fosse, lo invito a leggere questo articolo nel quale spiego che, per gli autori sacri, era considerato una sorta di ibridazione anche l’accoppiamento tra un israelita e un cananeo, ritenuto alla stregua di una bestia. Per tale motivo, infatti, i matrimoni misti erano severamente proibiti e rientrano nella categoria dei peccati ereditari, dato che potevano dar vita a un figlio che l’Antico Testamento definisce mamzer (termine ebraico tradotto con bastardo).

I figli di Dio e le figlie degli uomini: chi erano e cosa succede in Genesi 6?

Il brano è famosissimo:

i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli a loro scelta. [Genesi 6,2]

Ma cosa significa? Perché gli autori hanno sentito il bisogno di dividere l’umanità in due categorie?

Nelle puntate precedenti, abbiamo visto qual è stato lo scandaloso peccato di Cam, poi abbiamo anticipato che tutta la storia che ruota attorno al diluvio e alla trasgressione del figlio di Noè è praticamente identica a quella che ruota attorno a Sodoma e al peccato delle figlie di Lot. Per analizzare nel dettaglio questo parallelo che rivelerà un colpo di scena, erano necessarie due premesse: capire chi fossero i malakim che distruggeranno Sodoma (e lo abbiamo capito qui) e capire chi sono i bene ha Elohim, i figli di Dio che scateneranno il diluvio (e lo capiremo adesso).

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Angeli caduti, alieni, divinità, oppure…

Esistono diverse interpretazioni del brano in questione. Le tre più importanti, a mio avviso, sono queste (a cui aggiungo una quarta, molto in voga negli ultimi anni):

  1. i figli di Dio erano angeli zozzoni che si sono accoppiati con le figlie degli uomini che erano semplicemente delle donne;
  2. è solo l’eco di un mito, simile alle storie delle divinità greche che generano semidei unendosi con gli umani;
  3. i figli di Dio erano la discendenza di Set e le figlie degli uomini la discendenza di Caino;
  4. i figli di Dio sono extraterrestri che si sono accoppiati con le le figlie degli uomini che erano semplicemente delle donne.

Alieni, divinità, angeli caduti: si è detto di tutto. Come trovare una soluzione all’enigma? La logica e qualche informazione  di carattere storico potrebbero aiutarci.

La Genesi è il primo libro della Bibbia. La Bibbia è un’insieme di libri e di brani scritti in periodi diversi. Non tutti sanno, ad esempio, che il primo capitolo della Genesi è stato scritto nel VI secolo a.C. mentre i capitoli 2, 3 e 4 nel X secolo a.C.. Com’è possibile che il capitolo 1 sia stato scritto 400 anni dopo il capitolo 2? Semplice: si trattava di racconti indipendenti che, a un certo punto, i redattori finali hanno messo insieme dando alla Genesi (e alla Bibbia) la forma che è giunta fino ai nostri giorni.

I redattori finali, in alcuni casi, avranno dovuto modificare e adattare brani indipendenti per dare loro una parvenza di continuità. Ovviamente non ci sono sempre riusciti alla perfezione e quindi la Bibbia rimane un libro unico nel suo genere: noi siamo abituati a leggere libri scritti da un solo autore in pochi mesi o in pochi anni. La Bibbia è un insieme di libri scritti da centinaia di autori nell’arco di un millennio. Immaginiamo il lavoro allucinante dei redattori finali: un po’ come se noi dovessimo prendere migliaia di brani, i più antichi dell’anno 1000 d.C., i più recenti scritti ieri, e assemblarli per dare vita a una storia sequenziale, che parli del senso della vita e che, nel limite del possibile, non si debba contraddire… Mica è un lavoro da poco!

Comunque, il punto da tenere presente è che sono stati i redattori finali a inserire la storia dei figli di Dio e delle figlie dell’uomo all’inizio del capitolo 6 di Genesi. Questi redattori non erano degli psicopatici che inserivano brani a caso: se l’hanno messo lì, è perché loro ci vedevano una continuità con ciò che era stato inserito precedentemente. Ed eccoci arrivati a scoprire l’acqua calda: per comprendere il senso del capitolo 6 di un libro (che sia la Genesi o Il codice Da Vinci poco importa), bisogna sapere cosa c’è scritto nei primi cinque capitoli che lo precedono.

Mezzo articolo per spiegare questa banalità? Eh sì, perché tre delle quattro possibili interpretazioni del nostro brano enigmatico, sono da scartare sulla base di questa considerazione logica. I primi 5 capitoli di Genesi non parlano da nessuna parte né di angeli, né di alieni, né di divinità (in stile greco).

I figli di Dio, il Gatto e la Volpe

Immaginiamo di non aver mai letto la fiaba di Pinocchio e un giorno ci capiti in mano il libro di Collodi: apriamo una pagina a caso e leggiamo che si parla di due truffatori che si stanno prendendo gioco del povero burattino. Urca! Chi saranno mai? Bonnie e Clyde? Lupin e Jigen? La fata Turchina e Geppetto?

Possiamo ipotizzare le interpretazioni più fantasiose e tutte avrebbero lo stesso valore, ossia zero. Solo leggendo il nostro libro dall’inizio scopriremo la soluzione e cioè che quei due truffatori sono il Gatto e la Volpe.

Torniamo alle due stirpi di Genesi 6 e chiediamoci: è possibile trovare riferimenti a stirpi distinte nei capitoli precedenti? La risposta è: decisamente sì. Prima di tutto se ne parla in Genesi 2-3, nel racconto del “peccato originale”, come abbiamo già visto qui.

Dopo la trasgressione di Adamo, Dio si rivolge al serpente e dice:

Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe. [Genesi 3,15]

In maniera esplicita si parla di due stirpi distinte, la stirpe della donna e la stirpe del serpente. Che siano l’equivalente dei figli di Dio e e delle figlie dell’uomo? Cerchiamo altri indizi.

In Genesi 4, Caino uccide Abele e poi viene elencata la genealogia di Caino [4,17-22]. Subito dopo viene introdotta la discendenza di Set:

Adamo di nuovo conobbe sua moglie, che partorì un figlio e lo chiamò Set. «Perché – disse – Dio mi ha concesso un’altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l’ha ucciso». [Genesi 4,25]

Il capitolo 5 inizia così:

Questo è il libro della discendenza di Adamo. [Genesi 5,1]

E prosegue elencando la genealogia di Set.

Attenzione: come mai nel capitolo precedente i discendenti d Caino non sono stati presentati come discendenti di Adamo? Che differenza c’è tra la stirpe di Caino e quella di Set? Ci risponde il capitolo 5:

Nel giorno in cui Dio creò l’uomo, lo fece a somiglianza di Dio; maschio e femmina li creò, li benedisse e diede loro il nome di uomo nel giorno in cui furono creati. Adamo aveva centotrenta anni quando generò un figlio a sua immagine, secondo la sua somiglianza, e lo chiamò Set. [Genesi 5,1-3]

Questo è un passo fondamentale: se lo comprendiamo, capiremo chi sono i figli di Dio e le figlie dell’uomo.

Adamo era un figlio di Dio

Prima di tutto ci viene riproposta la famosa formula di Genesi 1,26 e ci viene spiegato cosa fosse questa immagine e somiglianza che l’uomo aveva con Dio. Adamo, che è il padre di Set, lo genera a sua immagine e somiglianza; per analogia Dio doveva essere considerato come il padre di Adamo, dato che lo genera a sua immagine e somiglianza. E se Dio era il padre di Adamo, Adamo era un figlio di Dio.

Questa concezione rimarrà invariata per secoli. dato che ancora Luca, nel suo Vangelo, elenca ripercorre la genealogia di Gesù fino ad Adamo:

Gesù, quando cominciò il suo ministero, aveva circa trent’anni ed era figlio, come si riteneva, di Giuseppe, figlio di Eli, figlio di Mattat, figlio di Levi, […] figlio di Set, figlio di Adamo, figlio di Dio. [Luca 3,23-38]

Per Luca, Adamo era figlio di Dio, lo scrive esplicitamente. E Adamo era un figlio di Dio perché, abbiamo visto, a immagine e somiglianza di Dio. Ma dato che Adamo genera Set a sua immagine e somiglianza, ne segue che Set fosse anche a immagine e somiglianza di Dio e quindi anche Set era un figlio di Dio.

Infatti se A (Dio) = B (Adamo) e B (Adamo) = C (Set), allora A (Dio) = C (Set). E lo stesso ragionamento vale per tutti i discendenti di Set. Ecco svelato chi sono i figli di Dio del capitolo 6: la stirpe di Set.

C’è anche un altro particolare rivelatore: Genesi 5 ‘informa che Adamo generò UN figlio a sua immagine e somiglianza e lo chiamò Set. Ma all’epoca Adamo aveva generato anche un altro figlio, Caino. Perché si parla di UN SOLO figlio a immagine del padre? A immagine di chi era stato generato Caino?

Nel libro L’origine dell’uomo ibrido, mi soffermo molto su questo aspetto. In un articolo non posso fare altrettanto e quindi mi accingo alla conclusione.

Dopo il capitolo 3 in cui si parla di due stirpi, il capitolo 4 in cui si parla dettagliatamente della discendenza di Caino, il capitolo 5 in cui si parla dettagliatamente della discendenza di Set, arriva il capitolo 6 che inizia così:

i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli a loro scelta.

Come abbiamo visto, i figli di Dio erano i discendenti di Set e quindi le figlie degli uomini non potevano essere altro che le donne della discendenza di Caino.

Il testo è chiaro e solo non leggendo (o non comprendendo) i capitoli precedenti si possono avere dubbi a riguardo. Gli autori hanno cercato di concentrare tutta l’attenzione del lettore, fino al capitolo 5, nella distinzione dell’umanità in due categorie. E nel capitolo 6 queste due categorie si mescolano.

L’ibridazione tra le due stirpi sarà considerata un peccato, il più grave dei peccati, dato che scatenerà la più grande delle punizioni: il diluvio universale.

Perché era considerato un peccato che i setiti si mescolassero coi cainiti? E perché c’è un’analogia tra tali accoppiamenti e quelli di cui si parla nel racconto di Sodoma? A queste domande risponderò nel prossimo articolo.

Grazie per avermi dedicato il tuo tempo! 🙂