Vecchio Testamento, ciò di cui non conviene parlare: perché erano proibiti i matrimoni misti?

Nell’era del politicamente corretto, e considerando tutto ciò che è avvenuto lo scorso secolo, è comprensibile provare un po’ di disagio nell’affrontare un tema centrale del Vecchio Testamento: la proibizione dei matrimoni misti.

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La maggior parte delle persone non conosce minimamente questo argomento che attraversa tutto il Primo Testamento. Non sto parlando di qualche passo isolato e collaterale alla storia del popolo d’Israele ma, come vedremo, di una delle proibizioni più insistenti della Bibbia. Forse la più insistente in assoluto.

La verità è che tanti cristiani non leggono il loro libro sacro e conoscono solo i passi più famosi, quelli che magari vengono letti a Messa e che subiscono una selezione a monte. Selezione giusta, a mio modesto avviso, perché tanti brani, senza la necessaria contestualizzazione, non potrebbero essere compresi e, anzi, rischierebbero di confondere più che di innalzare spiritualmente il fedele.

Ma se siete capitati su questo blog è perché volete saperne di più e quindi indossate la corazza della pazienza e preparatevi a scoprire un concetto tabù della Bibbia.

Prima di partire, una piccola premessa: credo che l’argomento, oltre a essere politicamente scorretto, venga accantonato perché, chi lo conosce, non ne comprende il significato più profondo. Non credo che ci sia una cospirazione per tenere i fedeli all’oscuro della questione; penso piuttosto che il ragionamento dei teologi sia più o meno questo: è vero, gli israeliti non potevano incrociarsi con i cananei, ed è vero pure che il divieto viene ribadito continuamente… ma probabilmente era il frutto di una mentalità oggi superata e quindi perché approfondirlo? Perché perdere tempo a indagarlo?

La mia conclusione è diametralmente opposta: io non ne voglio parlare come se fosse una delle tante curiosità che si possono trovare nella Bibbia; per me il concetto che ruota attorno alla proibizione dei matrimoni misti è fondamentale per capire non solo il Primo Testamento, ma tutta la storia dell’uomo. E alla fine vi sarà chiaro il motivo.

Il popolo d’Israele vivrà in Palestina ma il primo patriarca, Abramo, non era nato in Palestina, era un immigrato. Nella cartina che segue possiamo ripercorrere il suo viaggio.

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Abramo parte da Ur, con sua moglie Sara, e arriva a Canaan, l’attuale Palestina. Qui la coppia avrà un figlio, Isacco. Isacco crescerà in mezzo ai cananei e, arrivato all’età del matrimonio, avrebbe sicuramente sposato una donna di Canaan, se non fosse successo qualcosa di strano.

Abramo era ormai vecchio, avanti negli anni, e il Signore lo aveva benedetto in tutto. Allora Abramo disse al suo servo, il più anziano della sua casa, che aveva potere su tutti i suoi beni: «Metti la mano sotto la mia coscia e ti farò giurare per il Signore, Dio del cielo e Dio della terra, che non prenderai per mio figlio una moglie tra le figlie dei Cananei, in mezzo ai quali abito, ma che andrai nella mia terra, tra la mia parentela, a scegliere una moglie per mio figlio Isacco». (Genesi 24,1-4)

L’ultimo desiderio di Abramo è che suo figlio non sposi una cananea. Come mai? Era solo la fissa di un anziano? Isacco infatti sposerà Rebecca, figlia dei parenti di Abramo, dalla quale avrà due bambini, Giacobbe ed Esaù. Esaù prenderà due mogli.

Quando Esaù ebbe quarant’anni, prese in moglie Giuditta, figlia di Beerì l’Ittita, e Basmat, figlia di Elon l’Ittita. Esse furono causa d’intima amarezza per Isacco e per Rebecca. (Genesi 26,34s)

Chi erano gli ittiti? Facciamo rispondere al professor Francesco Bianchi :

Tutti i commentatori hanno attribuito queste notizie alla fonte sacerdotale, nella quale i cananei vengono chiamati «ittiti». (La donna del tuo popolo, Città Nuova Editrice, 2005, p. 37)

Quindi il matrimonio del figlio con le donne cananee, causano una profonda amarezza nei genitori. E la madre spera di salvare almeno l’altro figlio.

E Rebecca disse a Isacco: «Ho disgusto della mia vita a causa delle donne ittite: se Giacobbe prende moglie tra le Ittite come queste, tra le ragazze della regione, a che mi giova la vita?» (Genesi 27,46)

E Isacco replica ciò che aveva già fatto suo padre Abramo.

Allora Isacco chiamò Giacobbe, lo benedisse e gli diede questo comando: «Tu non devi prender moglie tra le figlie di Canaan. Su, va’ in Paddan-Aram, nella casa di Betuèl, padre di tua madre, e prenditi là una moglie tra le figlie di Làbano, fratello di tua madre. (Genesi 28,1s)

Così Giacobbe sposerà Lia e Rachele, due sue cugine. Giacobbe è anche il terzo e ultimo dei patriarchi, colui che cambierà nome in Israele. I figli di Israele si trasferiranno in Egitto. Per secoli i loro discendenti abiteranno lì, fino all’arrivo di Mosè, che farà uscire il suo popolo dall’Egitto e lo guiderà fino al ritorno nella terra di Canaan.

Prima, però, Mosè stringerà l’Alleanza con Yahweh. Tra le altre cose, Dio si raccomanda:

Guàrdati bene dal far alleanza con gli abitanti della terra nella quale stai per entrare, perché ciò non diventi una trappola in mezzo a te. […] Non prendere per mogli dei tuoi figli le loro figlie. (Esodo 34,11-16)

È chiaro che questa proibizione che viene attribuita a Dio, era già conosciuta da tempo se all’epoca di Abramo e Isacco il divieto, di fatto, veniva già osservato.

Più avanti il divieto viene ribadito:

Quando il Signore, tuo Dio, ti avrà introdotto nella terra in cui stai per entrare per prenderne possesso e avrà scacciato davanti a te molte nazioni […] Non costituirai legami di parentela con loro, non darai le tue figlie ai loro figli e non prenderai le loro figlie per i tuoi figli. (Deuteronomio 7,1-3)

Violare la proibizione era così grave che chi trasgrediva non faceva una bella fine. Riporto un episodio emblematico in cui la protagonista è una donna madianita, altro popolo che viveva nella terra di Canaan.

Uno degli Israeliti venne e condusse ai suoi fratelli una donna madianita, sotto gli occhi di Mosè e di tutta la comunità degli Israeliti, mentre essi stavano piangendo all’ingresso della tenda del convegno. Vedendo ciò, Fineès, figlio di Eleàzaro, figlio del sacerdote Aronne, si alzò in mezzo alla comunità, prese in mano una lancia, seguì quell’uomo di Israele nell’alcova e li trafisse tutti e due, l’uomo d’Israele e la donna, nel basso ventre. (Numeri 25,6-8)

Dopo la morte di Mosè, sarà Giosuè a far entrare Israele in Canaan e il condottiero, prima di morire, rivolge l’ultimo discorso al suo popolo.

Siate forti nell’osservare e mettere in pratica quanto è scritto nel libro della legge di Mosè, senza deviare da esso né a destra né a sinistra, senza mescolarvi con queste nazioni che rimangono fra voi. […] Perché, se vi volgete indietro e vi unite al resto di queste nazioni che sono rimaste fra voi e vi imparentate con loro e vi mescolate con esse ed esse con voi, sappiate bene che il Signore, vostro Dio, non scaccerà più queste nazioni dinanzi a voi. Esse diventeranno per voi una rete e una trappola, flagello ai vostri fianchi e spine nei vostri occhi, finché non sarete spazzati via da questo terreno buono, che il Signore, vostro Dio, vi ha dato. (Giosuè 23,6-13)

Giosuè è più che esplicito: deviare dalla legge di Mosè significava mescolarsi con i popoli della terra di Canaan.

Ma gli israeliti non riusciranno a seguire le sue raccomandazioni e, nel libro successivo, si legge:

Queste nazioni servirono a mettere Israele alla prova, per vedere se Israele avrebbe obbedito ai comandi che il Signore aveva dato ai loro padri per mezzo di Mosè. Così gli Israeliti abitarono in mezzo ai Cananei, […] ne presero in moglie le figlie, fecero sposare le proprie figlie con i loro figli. (Giudici 3,4-6)

La repulsione verso i matrimoni misti, che inizia con i patriarchi, arriverà fino all’esilio di Babilonia, circa un millennio dopo. Infatti Israele, dopo aver trascorso dei secoli a Canaan, viene espugnato dai babilonesi che deportano una parte del popolo a Babilonia. Dopo alcuni decenni di cattività, gli esiliati vengono liberati e tornano a Canaan. Qui scoprono che gli altri israeliti, quelli che non erano stati deportati, si erano mescolati con i cananei.

Il popolo d’Israele, i sacerdoti e i leviti non si sono separati dalle popolazioni locali, […] ma hanno preso in moglie le loro figlie per sé e per i loro figli: così hanno mescolato la stirpe santa con le popolazioni locali. (Esdra 9,1-2)

Potrei continuare a lungo con le citazioni ma penso che possano bastare. Avevate mai sentito dire che l’Alleanza di Israele con Dio implicava il divieto di incrociarsi con gli altri popoli? Quale motivazione poteva avere una simile proibizione? Alcuni tentano di spiegarla spostando il discorso sul lato spirituale, dicendo che imparentarsi con popoli pagani, a lungo andare, avrebbe causato l’apostasia del popolo eletto. Questo è sicuramente uno dei motivi alla base della proibizione. Ma forse non il principale.

La verità è che tutto il Primo Testamento parla di ibridazioni e delle conseguenze biologiche di tali incroci, come scriverò nel prossimo articolo.

Intanto vi lascio con un’altra citazione del libro del professor Bianchi:

S.J.D. Cohen ha proposto allora di individuare nel biblico “orrore” per le mescolanze fra piante, tessuti e animali la causa dell’ostilità contro i matrimoni misti. Applicando al mondo umano quanto essi pensavano accadesse negli incroci fra cavalli e asini, i rabbini avrebbero deciso che il frutto di questa unione seguisse la specie della madre eassimilarono l’unione fra ebrei e gentili a quella fra uomini e animali. (p. 140)

Se non avete voglia di attendere il prossimo articolo, v’informo che ho trattato questi argomenti, in maniera molto approfondita, nel mio libro L’origine dell’uomo ibrido.

Per leggere la seconda parte, clicca qui: Mamzer, i “bastardi” del Vecchio Testamento.

Lilith, la prima moglie di Adamo, è la protagonista del peccato originale

Tutti sanno che nel racconto del peccato originale, narrato nei capitoli 2 e 3 del libro della Genesi, ci sono tre personaggi: Adamo, Eva e il serpente. Ma forse le cose sono un pochino più complesse.

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La tradizione ebraica ha sempre immaginato che, oltre alla prima donna, che comunemente si identifica con Eva, ci fosse un’altra figura femminile, che è stata chiamata Lilith.

Il Dizionario di usi e leggende ebraiche (Alan Unterman, Editori Laterza, 1994), alla voce Lilith scrive:

La prima moglie di Adamo.

Da dove nasce questa credenza se nel testo biblico non viene nominata nessun’altra donna? Per la verità, come vedremo tra poco, le donne nominate sono proprio due…

In Genesi 2,23 Adamo vede la prima donna appena creata da Dio e pronuncia la famosa frase:

Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta.

Intanto alcuni hanno notato che la frase sembra voler alludere a una sorta di primo tentativo andato a male. Infatti Adamo dice «Questa volta…» , come se ci fosse stata una donna precedente che non era osso dalle sua ossa e carne dalla sua carne.

In ogni caso, è questo il passo in cui Adamo, che aveva appena terminato di imporre il nome a tutti gli animali, impone il nome anche alla nuova arrivata: «La si chiamerà donna».

Imporre il nome a qualcosa aveva un significato molto profondo per gli israeliti: il nome rappresentava, in un certo senso, l’essenza di quel qualcosa, la sua vera natura e il suo destino. Marco Sales (La Sacra Bibbia commentata da padre Marco Sales, Volume I, Genesi, Esodo, Levitico, L.I.C.E.T., 1918, pagina 80) spiega a riguardo:

L’autore sacro fa osservare che ogni nome imposto da Adamo è il vero nome, ossia corrisponde perfettamente alla natura dei diversi animali.

Quindi il vero nome della compagna di Adamo è donna. La parola che è stata tradotta nell’italiano donna, in ebraico è issah. Adamo, invece, è la traduzione dell’ebraico adam, che significa uomo. La prima coppia, dunque, non poteva che essere uomo e donna, adamissah.

Ed Eva che fine ha fatto?

Eva viene nominata, per la prima volta, in Genesi 3,20, dopo che è avvenuto il peccato originale:

L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.

La parola tradotta in italiano con Eva è hawwah. E ancora una volta è Adamo a imporre il vero nome a Eva. Ma quindi il vero nome di questo personaggio femminile è issah o hawwah? Donna o Eva? Oppure si tratta di due personaggi femminili differenti, uno dei quali potrebbe corrispondere alla famosa Lilith?

Non mi risulta che gli esperti abbiano mai dato troppo peso a questo doppio nome. Chi ha notato la particolarità di una donna con due nomi differenti, ha ipotizzato che il nome cambia in quanto cambia l’essenza della donna in questione: prima del peccato era la donna, tratta dall’uomo; dopo il peccato diventa Eva, la madre di tutti i viventi.

Certo, potrebbe essere una spiegazione valida. Ma alcuni dettagli sembrerebbero avvalorare l’altra opzione, e cioè che gli autori abbiano voluto alludere a due personaggi distinti. Siamo pronti per tuffarci in questa scandalosa interpretazione?

Prima di tutto notiamo che, subito dopo il peccato, Eva diventa la madre di tutti i viventi, come se il peccato c’entrasse qualcosa con la procreazione degli uomini. Uomini? Perché non hanno scritto che Eva fu la madre di tutti gli uomini ma hanno scritto che fu la madre di tutti i viventi? Chi sono questi viventi?

La parola ebraica tradotta con viventi è hay. La Bibbia di Gerusalemme spiega nella nota:

Eva: etimologia popolare: il nome Eva, hawwah, è spiegato con il verbo hayah, «vivere».

La cosa curiosa è che da hayah, vivere, deriva anche il sostantivo hayyah, che significa bestie. Infatti sul sito biblehub.com è scritto che hay, viventi, può essere usato sia per gli uomini, sia per gli animali.

Questo spiegherebbe perché gli autori abbiano scritto che Eva fu la madre di tutti i viventi: perché volevano intendere che fu la madre sia degli uomini, sia delle bestie, e non solo degli uomini. Bestie in che senso? Ci arriviamo.

In Genesi 3,15 si parla per la prima volta di due stirpi:

Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe

In pochi hanno notato il paradosso. La stirpe è la discendenza di una coppia. Se all’epoca c’erano solo un uomo e una donna, com’è possibile ottenere due stirpi differenti? Per generare due stirpi servono, come minimo, tre soggetti. Che i tre soggetti fossero proprio adam, issah e hawwah?

Altro dettaglio importantissimo lo troviamo in Genesi 5,3, dopo che Caino ha ucciso Abele:

Adamo aveva centotrenta anni quando generò un figlio a sua immagine, secondo la sua somiglianza, e lo chiamò Set.

Quando Adamo generò Set, Abele era già morto ma Caino era vivo. Perché gli autori hanno scritto che Adamo generò un solo figlio a sua immagine? Si sono dimenticati di Caino? Avrebbero dovuto scrivere un altro figlio. O più semplicemente, come hanno notato da tempo i rabbini, gli autori volevano scrivere esattamente ciò che hanno scritto e cioè che solo Set era a immagine di Adamo, Caino no.

Ma se così fosse, a immagine di chi era Caino? Chi segue questo blog già saprà la risposta, che ho accennato qui.

Caino non era il figlio del primo uomo adam e della prima donna issah ma del primo uomo adam e di hawwah, che non era una donna, una issah ma una hayyah…

Questo fu il peccato originale commesso da Adamo. E Caino è il figlio di quel peccato, il figlio ibrido di quel peccato.

Ecco quali sono le due stirpi: la discendenza di Set, a immagine di Adamo (che a sua volta era a immagine di Dio) e la discendenza di Caino, che non era a immagine di Adamo e quindi neanche a immagine di Dio. Caino aveva solo la metà del patrimonio genetico del primo uomo mentre l’altra metà lo aveva ereditato da sua madre, una hayyah.

Per questo motivo i discendenti di Set saranno chiamati figli di Dio, mentre i discendenti di Caino saranno i figli dell’uomo o, in ebraico, i figli di adam.

Adamo era un figlio di Dio ma peccò di superbia e tentò di creare una discendenza tutta sua, sostituendosi a Dio. Perciò si accoppiò con una creatura inferiore, una femmina di una specie antropomorfa, generando un figlio ibrido, metà uomo e metà bestia.

In Genesi 6,4 assistiamo all’estinzione per ibridazione della stirpe dei figli di Dio

quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini.

Da quel momento in poi, siamo tutti discendenti di Caino, tutti uomini ibridi. Questo è il peccato originale che si trasmette dai genitori ai figli: un DNA rovinato delle ibridazioni (ibridazioni recentemente riconosciute anche dalla scienza), che è la causa di tutto il male che ci circonda, sia di quello fisico, sia di quello psicologico.

Se questa sintesi semplificata vi ha incuriosito, vi consiglio di leggere il libro L’origine dell’uomo ibrido.

Il serpente dell’Eden non era il diavolo. Lo dicono teologi ed esegeti cattolici

Per secoli si è creduto che, nel famoso racconto del peccato originale, il personaggio che compare all’inizio del capitolo 3 della Genesi, chiamato serpente, fosse il diavolo. In realtà l’associazione è sbagliata.

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Inizio subito citando André Wénin (docente di Ebraico biblico ed Esegesi dell’Antico Testamento all’Università Cattolica di Louvain-la-Neuve, professore invitato alla Pontificia Università Gregoriana dove insegna Teologia biblica) che ha scritto un libro dal titolo Dio, il diavolo e gli idoli (Edizioni Dehoniane Bologna, 2016). L’introduzione comincia così (pagina 7):

Bisogna dire chiaramente che la Bibbia non si interessa del diavolo.

Più avanti aggiunge (pagina 71):

Nella Bibbia ebraica non c’è praticamente traccia di demoni.

Noi oggi sappiamo cosa s’intende quando si parla del diavolo: era un angelo, il più bello degli angeli, che si è ribellato a Dio e per questo motivo è diventato il suo avversario.

Il problema è che questa storia non era conosciuta dagli autori che hanno scritto il racconto che troviamo nei capitoli 2 e 3 della Genesi. Nel X secolo a.C. nessuno sapeva che un angelo si fosse rivoltato contro Dio. E infatti nel racconto della creazione non si parla né di angeli né di rivolte angeliche. Però all’improvviso compare questo serpente che solo successivamente, per la tradizione cristiana, è stato identificato col diavolo.

Invece, per gli autori israeliti, chi era il serpente?

Il cardinale Gianfranco Ravasi, biblista, teologo ed ebraista, scrive (La Bibbia di Gerusalemme, Antico Testamento, Pentateuco IEdizioni Dehoniane Bologna, 2006, pagine 378-379):

Questa tradizione [serpente identificato col diavolo, n.d.r.] continuerà, ed è anche l’opinione comune corrente.
Invece per l’autore antico l’idea del diavolo sicuramente non era ancora presente. Agli occhi di questo autore del X sec. a.C. l’idea era un’altra. Ed era un’idea molto più fine, molto più acuta.
Il serpente […] che l’autore aveva davanti agli occhi, era un serpente che rimandava ad una realtà precisa, nei cui confronti gli ebrei si sentivano costantemente attirati, nei cui confronti la profezia e prima della profezia le tradizioni bibliche, hanno dovuto continuamente protestare

Cos’è che all’epoca attirava costantemente gli israeliti? Il popolo d’Israele conviveva in Palestina con le popolazioni autoctone della terra di Canaan. I cananei non adoravano lo stesso Dio degli israeliti ma adoravano le divinità della fertilità, attraverso un culto nel quale la sessualità ricopriva un ruolo molto importante.

Il professor William Graham Cole, nel libro Sesso e amore nella Bibbia (Longanesi, 1967), parla delle divinità cananee (pagina 173):

Erano particolarmente responsabili della fecondità e della fertilità di ogni tipo e condizione. Il loro culto richiedeva apparentemente una specie di magia imitativa, in cui i devoti maschi e femmine accoppiavano sessualmente i loro corpi e spargevano il loro seme sui campi che desideravano fruttassero generose messi.  Orge, comprendenti l’uso di sostanze eccitanti e un’indiscriminata attività sessuale, avevano un posto di primo piano in questi culti e molti israeliti con piacere diventavano apostati per queste magiche e meravigliose divinità.

Ecco qual era, ai tempi degli autori, l’avversario di Dio: non il diavolo ma gli dei degli altri popoli. Wénin spiega (pagina 65):

Ma che ne è del diavolo? Se ci si limita all’Antico Testamento, bisogna riconoscere che il personaggio è quasi inesistente. Un po’ come se l’idolatria offrisse un contrasto sufficiente per pensare la verità di Dio a partire dalle sue contraffazioni. O come se la figura di un avversario non fosse veramente necessaria accanto ai concorrenti di Dio che gli umani fabbricano per se stessi. In ogni caso, bisogna constatare che solo nei testi più tardi dell’Antico Testamento il diavolo fa un timido ingresso nella Bibbia, nel momento in cui le figure dell’idolatria diventano meno pregnanti.

Ok, ma cosa c’entra il serpente dell’Eden con questo discorso? Ce lo spiega Carlos Mesters, uno dei maggiori esegeti brasiliani, autore di un libro dal titolo Paradiso terrestre, nostalgia o speranza? (Elle Di Ci, 1972, pagine 48-49):

I cananei erano un popolo che abitava già nella Palestina prima che vi giungessero gli ebrei. Avevano una religione propria fatta di riti incentrati attorno al culto della fertilità. La relazione con la divinità era intesa esclusivamente in termini di cerimonie e osservanze rituali. Non includeva nessuna esigenza etica. Non influiva sulla vita come forza trasformatrice. Una religione di questo genere era assai più gradevole che le dure esigenze della Legge di Dio, perché arrivava a rendere ufficiale e sacra la prostituzione che era ritenuta un rito e un’azione sacra. La prostituzione era vista e praticata come tentativo magico-superstizioso per vincere la morte e possedere la vita. Di questo insieme di magia, legato al culto della fertilità e della prostituzione, era simbolo il serpente. Questa identificazione arrivò al punto che la parola nagash significava allo stesso tempo serpente e pratica magica. […] Il grande pericolo e la grande tentazione del popolo era esattamente quel serpente.

Quindi nessun diavolo. Il serpente era il simbolo delle divinità cananee della fertilità, simbolo che gli israeliti vedevano raffigurato quando peccavano contro il loro Dio, entrando nei templi cananei in cui si trovavano le sacerdotesse, le prostitute sacre di Canaan.

Ravasi ci spiega allora cosa rappresentava originariamente il discorso tra Eva e il serpente (pagina 381):

La donna è presente qui non tanto perché è adescatrice, la tentatrice sessuale, come di solito dice, purtroppo, certa letteratura o certa opinione comune. La donna, in questo caso, invece, appare ormai, per l’ascoltatore attivo, con un volto molto preciso, con contorni ben definiti: è, in qualche modo, il segno della stessa sacerdotessa cananea dei culti pagani della fertilità. Serpente e donna erano i due elementi che il fedele ebreo incontrava quando riusciva a sottrarsi alle maglie della censura ufficiale del culto d’Israele e ad andare ne santuari cananei.

Ecco dunque svelato parte del significato del peccato originale. Per saperne di più, invito il lettore a seguire gli aggiornamenti di questo sito o a leggere il libro L’origine dell’uomo ibrido.

Nello Zohar è scritto che Caino era un ibrido generato da una scimmia?

Nella prima presentazione del libro a Belluno, ho parlato del significato del nome Caino, in ebraico Qayin. La prima lettera del nome Qayin è la qof, l’equivalente della nostra q. In ebraico qof significa scimmia, come riporta anche Wikipedia.

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Per chi volesse vedere l’estratto, eccolo:

Ho trovato altri due indizi che confermerebbero la mia ricostruzione nel libro dello Zohar, il libro dello Splendore, che è il testo più importante della tradizione cabalistica.

A pagina 182 dell’edizione a cura di Giulio Busi (Giulio Einaudi Editore, 2008), leggiamo:

Che cosa è scritto su [quanto avvenne] in basso? Quindi Adamo conobbe Eva, sua moglie, la quale concepì e partorì Caino (Gen. 4.1). La qof cominciò a generare nelle sue viscere, con la forza e l’aiuto dell’uomo, dopo che, da quella qof, ella aveva già ricevuto la sozzura. Per questo motivo, qui non è scritto e generò un figlio ma conobbe, ed ella concepì e partorì, così che lo scarto uscì all’interno della femmina.

Una nota c’informa che la qof è l’iniziale di Qayin, Caino. Ed è vero. Ma questa edizione dello Zohar non c’informa di un’altra cosa forse più importante e cioè che qof significa scimmia.

Lo Zohar è un’opera abbastanza esoterica, di non facile interpretazione, ma questo brano sembra voler alludere chiaramente al fatto che a generare Caino nelle viscere (con la forza e l’aiuto dell’uomo) sia una qof, cioè una scimmia.

Nel libro L’origine dell’uomo ibrido scrivo che Caino rappresenterebbe il primo ibrido uomo-scimmia. Anche nello Zohar ho ritrovato un concetto simile. A pagina 329 si legge:

Il sacrificio di Caino era lino, mentre il sacrificio di Abele era lana, e l’uno non è come l’altro. Il segreto della cosa è che Caino era frutto dell’unione di due specie diverse, una mescolanza impropria: [proveniva] dall’«altra parte», che non è della specie di Adamo ed Eva, e [anche] il suo sacrificio proveniva da quel lato. Abele era della stessa specie di Adamo ed Eva.

Chiesa di Svezia «Dio non è uomo»; Giovanni Paolo I «Dio è madre» VIDEO

Sta facendo scalpore la decisione della Chiesa di Svezia, che ha bocciato i termini maschili per riferirsi a Dio.

Dio non è un uomo, “Signore” non va bene. Teologicamente Dio è oltre i generi. Non è umano.

Per la Chiesa di Svezia, dunque, termini come “Signore” e pronomi come “Lui” non vanno più bene. Invece la parola “Dio” sì, perché sarebbe l’unica di genere sessualmente neutro.

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La polemica mi ha fatto tornare in mente un libricino che avevo letto anni fa*. Uno dei capitoli era intitolato: “Anche Madre?“. Cito (da pagina 33):

In una delle catechesi che il santo Padre Giovanni Paolo I tenne nell’aula delle udienze pontificie durante il suo brevissimo pontificato, parlando della tenerezza di Dio verso l’uomo, il Papa si espresse dicendo che Dio è tenero come un padre, anzi come una madre. Gli organi d’informazione, molto attenti alle parole del Pontefice appena eletto al fine di individuarne gli orientamenti, subito interpretarono le parole del Papa come un’innovazione interpretativa della rivelazione, vedendo in esse una presentazione di Dio non solo come padre ma anche come madre: Dio padre e madre insieme.

Don Gabriele Orsini prosegue: “Più tardi furono gli stessi teologi, anche cattolici, ad interessarsi del problema, alcuni dei quali non ebbero alcuna difficoltà a collocare la “maternità” di Dio sullo stesso piano della “paternità”. Anche per questi teologi Dio sarebbe padre e madre insieme“.

Le parole esatte di Giovanni Paolo I, nell’Angelus del 10 settembre 1978, furono:

noi siamo oggetto da parte di Dio di un amore intramontabile. Sappiamo: ha sempre gli occhi aperti su di noi, anche quando sembra ci sia notte. È papà; più ancora è madre.

Interessante, ai fini di questo blog, è che Giovanni Paolo I avrebbe potuto chiamare Dio “madre” in seguito alla relazione che gli aveva inviato don Guido Bortoluzzi, quando Albino Luciani era ancora Patriarca di Venezia**. Infatti i due erano stati compagni di seminario e si conoscevano da decenni. Prima del ’78, don Guido avrebbe scritto al futuro Papa che “Dio fu padre e madre per il primo uomo“.

In che senso? Se avete letto L’origine dell’uomo ibrido dovreste saperlo…

* Il Padre vi ama, di Gabriele Orsini, Editoriale Eco, 1998.

** Genesi Biblica, di Guido Bortoluzzi, a cura di Renza Giacobbi.

Galapagos: si è “evoluta” una nuova specie. Ed è simile a quella umana

Tranquilli, non si tratta di qualche specie umanoide ma semplicemente di fringuelli. Però fringuelli così particolari da assomigliare alla specie umana. Non sto esagerando. Il fenomeno è stato osservato da Peter e Rosemary Grant, coniugi e biologi inglesi, che il 23 novembre 2017 hanno pubblicato un articolo sulla rivista scientifica Science.

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Geospiza conirostris -Espanola, Galapagos, Ecuador-29Sept2010.jpg

È la storia del fringuello Adam (di cui abbiamo una foto) e della sua discendenza. Adam è il nome che gli ho dato io. Perché il nome della sua specie è impronunciabile. Ma andiamo con ordine.

Isole Galapagos, 1981.

Un fringuello della specie Geospiza conirostris, il nostro Adam, stava svolazzando nella sua isola d’origine, Española, che è l’isoletta che vedete in basso a destra sulla mappa che segue. Adam non era un fringuello come tutti gli altri fringuelli della sua specie: il destino lo aveva scelto.

Così, un bel giorno, Adam decide di abbandonare la sua famiglia, tutti i suoi amici fringuelli e andare a cercare fortuna altrove. Inizia così il suo lungo viaggio di più di 100 chilometri. Adam parte in direzione nord ovest, sorvola l’isola di Santa Fé e arriva nell’isola di Santa Cruz. Ma Adam non è felice, sente qualcosa che lo spinge oltre e così lascia Santa Cruz e arriva a Daphne Mayor, una minuscola isoletta vulcanica che è quel puntino che vedete nella cartina qui sotto, a nord di Santa Cruz.

fringuello adam

A Daphne Mayor c’erano i coniugi Grant che lo vedono arrivare e capiscono subito che Adam è un fringuello particolare.

Geospiza fortis.jpgSì, perché nella piccola isoletta vulcanica non esistevano fringuelli della stessa specie di Adam, Geospiza conirostris. A Daphne Mayor c’erano i Geospiza fortis, fringuelli diversi da Adam, come potete vedere dalla foto di Hawwah, la fringuella di cui Adam s’innamorerà.

Adam vede Hawwah e capisce che è la fringuella della sua vita. Anche Hawwah s’innamorerà subito di Adam, così diverso da tutti gli altri fringuelli dell’isola. Dall’amore di Adam e Hawwah nasceranno dei fringuellini ibridi, che non si accoppieranno con gli altri fringuelli di Daphne Mayor ma solo tra loro. Il tutto avverrà sotto gli occhi dei coniugi Grant, i primi esseri umani ad aver assistito alla nascita in diretta di una nuova specie.

Come riporta il sito Le Scienze, i

discendenti [di Adam e Hawwah] sono rimasti riproduttivamente isolati perché il loro canto e la forma e dimensione del becco erano insoliti e non riuscivano ad attrarre le femmine della specie residenti. Di conseguenza, la progenie si è accoppiata con i membri del proprio lignaggio, rafforzando lo sviluppo della nuova specie, che attualmente conta una trentina di individui.

La prima coincidenza curiosa è che il fenomeno è stato osservato proprio tra i fringuelli di Darwin, una quindicina di specie di uccelli che furono studiati dal naturalista inglese durante il suo viaggio nell’arcipelago delle Galapagos. Le differenze tra i fringuelli delle diverse isole gli fecero pensare che ogni specie si fosse evoluta in modo diverso. L’ipotesi contribuirà a formulare quella teoria dell’evoluzione che Darwin pubblicherà nel 1859, nel libro L’origine delle specie.

Ma cosa sarebbe successo se Darwin fosse arrivato su Daphne Mayor oggi, e se avesse visto i trenta discendenti di Adam e Hawwah? Senza sapere nulla delle peripezie di Adam, probabilmente avrebbe pensato che i nostri fringuelli ibridi si fossero evoluti come tutti gli altri fringuelli.

Invece noi oggi sappiamo che la nuova specie non si è formata per evoluzione ma per ibridazione. Anche se a giudicare dai titoli degli articoli di Le Scienze e Il Corriere, questo concetto non sembra molto chiaro. Infatti Le Scienze titola: Evoluzione in diretta fra i fringuelli di Darwin e Il Corriere gli fa eco: L’evoluzione in diretta: nasce una nuova specie nelle isole di Darwin.

Come si possa inserire il meccanismo teorico dell’evoluzione in un fenomeno completamente diverso d’ibridazione, è un mistero. Ma andiamo avanti perché, a parte il titolo, l’articolo del Corriere è molto interessante in quanto riporta il pensiero di Roberto Ambrosini, ornitologo e ricercatore di ecologia dell’Università Milano-Bicocca. Ambrosini spiega che gli ibridi, come falsamente si crede, non sono sempre sterili:

Ci sono sempre maggiori evidenze che tra due specie diverse ci possa essere un flusso genetico. L’Albero della vita è più interconnesso di quanto finora ritenuto e i casi di nuove specie generate per ibridazione sono più numerosi di quanto si immaginava.

La formazione della nuova specie di fringuelli, secondo Ambrosini, avrebbe lasciato Darwin a bocca aperta. Cito di nuovo:

Darwin si sarebbe stupito di tempi così rapidi per la generazione di una nuova specie. Nel suo libro L’origine della specie aveva immaginato processi molto lenti fatti di mutazioni impercettibili.

Invece, come scrive anche Le Scienze, Adam è

arrivato per caso su un’altra isola dell’arcipelago abitata solo da specie affini, si è accoppiato con una femmina locale dando origine, in appena due generazioni, a una nuova specie.

Altro che migliaia di anni ipotizzati da Darwin, ad Adam sono bastati due colpetti…

Ricapitoliamo: è nata una nuova specie di fringuelli nell’arcipelago delle Galapagos, per ibridazione. Questa nuova specie ha caratteristiche diverse da entrambe le specie genitrici. Se Darwin l’avesse incontrata all’epoca del suo viaggio, con molta probabilità, l’avrebbe scambiata per una specie che si è evoluta. A questo punto una domanda sorge spontanea: siamo sicuri che le altre 15 specie di fringuelli si siano evolute? O magari potrebbero essere il frutto di antiche ibridazioni?

Ma veniamo alla conclusione: perché questi fringuelli ibridi sono simili all’uomo? Ce lo dice Ambrosini:

Non dobbiamo dimenticare che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni una specie ibrida di grande successo: siamo noi stessi. Noi siamo il risultato dell’ibridazione avvenuta migliaia di anni fa dei nostri progenitori con i Neanderthal e i Denisoviani.

Nel mio libro, uscito ad agosto, ipotizzo che la specie umana è una specie ibrida che potrebbe essersi formata nel giro di poche generazioni. Oltre alle ibridazioni tra Sapiens, Neanderthal e Denisova, infatti, potrebbero essere avvenuti incroci ancora più antichi. Tre mesi dopo viene pubblicato questo articolo scientifico in cui viene osservata, per la prima volta, la nascita di una nuova specie. Che non è nata per evoluzione ma per ibridazione. Ed è nata nel giro di due generazioni. Esattamente come potrebbe essere nata la specie umana.

Il fringuello Adam potrebbe aver compiuto qualcosa di molto simile a un altro Adam…

Sopra la croce di Gesù non era scritto solo INRI. Ecco il vero significato dell’iscrizione ebraica

In Esodo 20,2 Dio rivela il suo nome a Mosè:

“Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto”

La parola tradotta con “il Signore” è il famoso Tetragramma che gli ebrei non possono neanche pronunciare: “YHWH“, vocalizzato in diversi modi tra i quali “Yahweh“. Le quattro lettere ebraiche che lo compongono sono queste: “יהוה“, yod-he-waw-he. Ricordiamo che l’ebraico si legge da destra verso sinistra.

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Nel Vangelo di Giovanni, capitolo 19 versetti 16-22, leggiamo:

“Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: «Il re dei Giudei», ma: «Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei»». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».”

Nonostante il brano in questione sia famosissimo, la scena che si è svolta davanti a Gesù crocifisso dev’essere stata un po’ diversa da come ce la siamo sempre immaginata. Giovanni, forse, ha provato a sottolinearlo ma il lettore, non conoscendo la lingua ebraica, è impossibilitato a comprendere.

L’iscrizione di cui parla Giovanni è la famosa sigla “INRI“, raffigurata ancora oggi sopra Gesù crocifisso. L’acronimo, che sta per il latino “Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum“, significa appunto “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei“.

Ma Giovanni specifica che l’iscrizione era anche in ebraico. Non solo: in un momento così importante l’evangelista sembra soffermarsi su dei particolari apparentemente di poco conto:

– il fatto che molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città

– i capi dei sacerdoti che si rivolgono a Pilato per far modificare l’iscrizione

– Pilato che si rifiuta di cambiarla.

Ponzio Pilato, che era romano, probabilmente non capiva che, senza volerlo, aveva creato un po’ d’imbarazzo – se vogliamo definirlo così – agli ebrei che osservavano Gesù crocifisso con quell’iscrizione sopra la testa.

Henri Tisot, esperto di ebraico, si è rivolto a diversi rabbini per chiedere quale fosse l’esatta traduzione ebraica dell’iscrizione fatta compilare da Pilato. Ne parla nel suo libro “Eva, la donna. L’ingiustizia di sempre. Il più clamoroso errore giudiziario della storia” nelle pagine da 216 a 220.

Ha scoperto che è grammaticalmente obbligatorio, in ebraico, scrivere “Gesù il Nazareno e re dei Giudei“. Con le lettere ebraiche otteniamo “ישוע הנוצרי ומלך היהודים“. Ricordiamo la lettura da destra verso sinistra.

Queste lettere equivalgono alle nostre “Yshu Hnotsri Wmlk Hyhudim” vocalizzate “Yeshua Hanotsri Wemelek Hayehudim“.

Quindi, come per il latino si ottiene l’acronimo “INRI“, per l’ebraico si ottiene “יהוה“, “YHWH“.

Ecco spiegata l’attenzione che Giovanni riserva per la situazione che si svolge sotto Gesù crocifisso. In quel momento gli ebrei vedevano l’uomo che avevano messo a morte, che aveva affermato di essere il Figlio di Dio, con il nome di Dio, il Tetragramma impronunciabile, inciso sopra la testa.

Non poteva andar bene che YHWH fosse scritto lì, visibile a tutti, e provarono a convincere Pilato a cambiare l’incisione. Ecco che la frase del procuratore romano “Quel che ho scritto, ho scritto” acquista un senso molto più profondo.

Sembra incredibile? Pensate che Gesù aveva profetizzato esattamente questo momento. In Giovanni 8,28 troviamo scritto:

“Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono”.

Per “innalzare” Gesù intende la crocifissione. “Io Sono” allude proprio al nome che Dio ha rivelato a Mosè in Esodo 3,14:

“Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: «Io-Sono mi ha mandato a voi»”.

Tre problemi del cinghiale ibrido presenti anche nell’uomo

La dottoressa Marina Franzese, in questa tesi di dottorato, analizza, da pagina 77, il caso di due ibridi di cinghiale x suino.

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Nello specifico si tratta di ibridi di seconda generazione in quanto il padre era un Cinghiale ungherese mentre la madre era già un incrocio tra Cinghiale ungherese e il comune suino Large White (altra conferma che gli ibridi non sono sempre sterili).

I figli, dunque, erano per 3/4 Cinghiali ungheresi e per 1/4 Large White. Che particolarità avevano questi ibridi?

  1. Erano nani:
  2. presentavano deformità all’apparato riproduttore;
  3. presentavano anomalie della dentatura.

Interessante è anche il fatto che i due fratelli ibridi provenivano da due nidiate differenti ed erano gli unici sopravvissuti di queste nidiate. I loro fratelli erano morti poco tempo dopo il parto. Forse a causa di problemi genetici causati dall’ibridazione?

Altri indizi si aggiungono quindi a sostegno dell’ipotesi che l’essere umano moderno sia una specie ibrida. Casi di nanismo, deformità all’apparato riproduttore e anomalie della dentatura, non sono tanto rari nella nostra specie.

Impressionante è la foto della dentatura del cinghiale ibrido se paragonata ai problemi più o meno comuni che affliggono le bocche umane.

cinghiale ibrido

Infatti negli esseri umani i problemi ai denti, più che l’eccezione, sono la regola, mentre gli animali “puri” difficilmente presentano la situazione che vediamo nel cinghiale ibrido.