Mamzer, i “bastardi” del Vecchio Testamento

Nell’articolo precedente ho parlato dei matrimoni misti proibiti nel Vecchio Testamento. Il divieto riguardava le unioni tra gli israeliti e i cananei. Gli israeliti erano (alcuni) discendenti di Abramo, il primo patriarca, immigrato nella terra di Canaan (l’attuale Palestina) da Ur dei Caldei (l’attuale Iraq). Quindi gli israeliti non erano originari di Canaan mentre i cananei erano appunto le popolazioni autoctone.

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Tutti i libri del Primo Testamento, come abbiamo visto, ripetono insistentemente che Israele doveva astenersi dal contrarre matrimoni con le popolazioni indigene. Nonostante il divieto sia uno dei più importanti di tutta la Bibbia, l’argomento non è molto conosciuto dai lettori occasionali del testo sacro. La verità è che se ne parla poco, forse perché riguarda un tema che oggi è considerato politicamente scorretto. Quando se ne parla, si tende a minimizzarlo e a giustificare sbrigativamente la proibizione con la motivazione meno scandalosa: i cananei erano pagani, adoravano divinità diverse da Yahweh e quindi i matrimoni misti potevano indurre le famiglie ad abbandonare il culto del vero Dio.

Questo aspetto è sicuramente una delle cause del divieto ma, come vedremo, non è l’unica. Chi dice il contrario non ha mai riflettuto come si deve su diversi passi che adesso analizzeremo.

Abramo è stato il primo patriarca, il primo uomo convertito al culto di Yahweh. Prima di convertirsi era un pagano, come erano pagani tutti i suoi contemporanei, compresi i suoi parenti. Eppure Abramo (leggi l’articolo precedente) non vuole che suo figlio Isacco sposi una cananea. Se il motivo fosse stato solo di ordine religioso, qualsiasi donna non sarebbe andata bene per Isacco dato che nessuna, all’epoca, adorava Yahweh.

Il testo è chiaro. Abramo chiede al suo servo:

non prenderai per mio figlio una moglie tra le figlie dei Cananei, in mezzo ai quali abito, ma andrai nella mia terra, tra la mia parentela, a scegliere una moglie per mio figlio Isacco. (Genesi 24,3s)

I suoi parenti erano pagani tanto quanto i cananei ma è evidente che Abramo non si preoccupa del credo della futura nuora, si preoccupa di altro…

Lo stesso discorso vale per i figli di Isacco: Giacobbe ed Esaù. I due fratelli erano la seconda generazione di adoratori di Yahweh. Se avessero dovuto sposare una donna non pagana, avrebbero dovuto commettere un incesto perché all’epoca le uniche due donne adoratrici di Yahweh erano Sara (moglie di Abramo e nonna dei fratelli) e Rebecca (moglie di Isacco e madre dei fratelli).

Le coetanee di Giacobbe ed Esaù, in tutto il mondo, erano pagane e infatti il povero Esaù sposerà due pagane cananee. Che non l’avesse mai fatto. La madre reagisce così:

Ho disgusto della mia vita a causa delle donne ittite [ittite significa cananee, n.d.r.] : se Giacobbe prende moglie tra le Ittite come queste, tra le ragazze della regione, a che mi giova la vita? (Genesi 27,46)

E il padre corre subito da Giacobbe, l’altro figlio:

Tu non devi prender moglie tra le figlie di Canaan. Su, va’ nella casa di Betuèl, padre di tua madre, e prenditi là una moglie tra le figlie di Làbano, fratello di tua madre. (Genesi 28,1s)

Basterebbero questi brevi brani per smentire chi vuole ridurre la proibizione dei matrimoni misti a una causa puramente cultuale. Ma se gli aspetti religiosi non sono il motivo primo del divieto, cosa poteva generare una tale repulsione verso i cananei?

Nel libro di Esdra ci sono indizi importanti. La vicenda si svolge dopo l’esilio di Babilonia. Breve riassunto: intorno al 600 a.C. arrivano i babilonesi, invadono Israele, distruggono il tempio e deportano un numero imprecisato di israeliti a Babilonia. Un altro numero imprecisato di israeliti riesce a evitare l’esilio e a rimanere in patria. Dopo qualche decennio gli esiliati vengono liberati e tornano in Israele. Qui scoprono che i non esiliati, nel frattempo, si erano mescolati con i cananei.

Il sacerdote Esdra, com’era prevedibile, si arrabbia tantissimo:

stracciai il mio vestito e il mio mantello, mi strappai i capelli del capo e la barba e mi sedetti costernato. (Esdra 9,3)

E neanche il resto del popolo la prende bene:

si riunì intorno a lui un’assemblea molto numerosa d’Israeliti: uomini, donne e fanciulli; e il popolo piangeva a dirotto. (Esdra 10,1)

Dopo un attimo di sconforto, trovano la soluzione:

Abbiamo prevaricato contro il nostro Dio, sposando donne straniere, prese dalle popolazioni del luogo. Orbene, a questo riguardo c’è ancora una speranza per Israele. Facciamo dunque un patto con il nostro Dio, impegnandoci a rimandare tutte le donne e i figli nati da loro. (Esdra 10,2s)

Il libro si conclude con un lieto fine: la lunga lista di tutti gli israeliti che rimediano al peccato.

Tutti questi avevano sposato donne straniere e rimandarono le donne insieme con i figli. (Esdra 10,44)

Sono necessarie due osservazioni:

  1. questi uomini, per la fedeltà a Yahweh, abbandonano le mogli e i figli. Non sembra che i matrimoni misti e gli anni di convivenza li abbiano deviati dal culto legittimo;
  2. vengono allontanati anche i figli. Se il divieto era tale perché le donne pagane avrebbero potuto far deviare i mariti dal culto a Yahweh, di certo i figli non avrebbero potuto rappresentare alcun pericolo.

Sempre in Esdra si legge un altro brano che esclude completamente la possibilità che il divieto servisse per salvaguardare l’ortodossia religiosa di Israele. Tra gli esiliati rimpatriati ce ne sono alcuni che

non avevano potuto indicare se il loro casato e la loro discendenza fossero d’Israele. (Esdra 2,59)

E altri:

cercarono il loro registro genealogico, ma non lo trovarono e furono allora esclusi dal sacerdozio. (Esdra 2,62)

Qui non si tratta di fedeltà al culto. Un uomo poteva pure essere il più devoto d’Israele ma se non poteva dimostrare che i suoi antenati non si erano mai incrociati con altri popoli, veniva escluso. Si capisce che i matrimoni misti non riguardavano solo i diretti interessati ma tutta la discendenza bastarda.

E infatti nella Bibbia si parla proprio di mamzer, parola che è stata tradotta con bastardo.

Il bastardo non entrerà nella comunità del Signore; nessuno dei suoi, neppure alla decima generazione, entrerà nella comunità del Signore. (Deuteronomio 23,3)

Altro che influenza dei culti pagani. Qui è chiaro che il vero prodotto peccaminoso dei matrimoni misti erano i figli bastardi e tutta la loro discendenza. E non tutti i bastardi erano bastardi allo stesso modo. Mentre gli incroci con i cananei erano persi per sempre (neppure alla decima generazione), gli incroci con gli edomiti e gli egiziani erano recuperabili:

I figli che nasceranno da loro alla terza generazione potranno entrare nella comunità del Signore. (Deuteronomio 23,9)

Questa discriminazione è assolutamente inspiegabile per chi sostiene che il divieto serviva solo a salvaguardare la purezza del culto.

Altre parole, oltre a mamzer, possono significare bastardo. La Bibbia di Gerusalemme traduce la parola sheqer con bastardo, almeno in questo passo del profeta Isaia:

Ora, venite qui, voi, figli della maliarda, progenie di un adultero e di una prostituta. Di chi vi prendete gioco? Contro chi allargate la bocca e tirate fuori la lingua? Non siete voi forse figli del peccato, prole bastarda? (Isaia 57,3s)

Come avevo già scritto in un altro articolo, le sacerdotesse cananee adoravano le divinità della fertilità e si prostituivano all’interno dei templi. In questo brano di Isaia il rimando è chiaro: la maliarda, la maga, è la sacerdotessa, la prostituta sacra, la donna cananea. L’adultero è l’israelita che ha tradito la donna del suo popolo e ha trasgredito il divieto di Dio sui matrimoni misti. I figli di questo incrocio sono figli del peccato, prole bastarda.

Pure il termine nokri può significare bastardo e infatti viene tradotto così in questa metafora del profeta Geremia che non ha bisogno di spiegazioni:

Io ti avevo piantato come vigna pregiata, tutta di vitigni genuini; come mai ti sei mutata in tralci degeneri di vigna bastarda? (Geremia 2,21)

Stesso discorso vale per il termine zuwr, usato dal profeta Osea in un brano più che esplicito:

Sono stati infedeli verso il Signore, generando figli bastardi: la nuova luna li divorerà insieme con i loro campi. (Osea 5,7)

Quanti lettori occasionali della Bibbia sono a conoscenza del fatto che l’infedeltà verso il Signore generava figli bastardi? Spero si sia capito che non sto trattando un argomento secondario, anzi.

Tutto il Primo Testamento ripete fino allo sfinimento lo stesso concetto: gli israeliti dovevano evitare di generare figli ibridi con i cananei. Qualcuno potrebbe pensare, a questo punto, che gli israeliti fossero un po’ razzisti. O addirittura che fosse razzista Dio stesso. Invece la motivazione, secondo me, è diversa ed è molto più profonda. E ne parlerò nel prossimo articolo. Se invece non avete voglia di aspettare, potete leggere subito il mio libro, L’origine dell’uomo ibrido.

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