Le “razze” umane esistono, ma sono miliardi

In questo periodo, in Italia, si sta parlando molto di razze umane. C’è chi sostiene che esistano, chi sostiene il contrario, chi che si debba parlare di etnie, come se cambiando il termine si risolvesse la questione.

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Se poniamo per assurdo che le razze esistano, la domanda subito successiva che ci dovremmo porre, sarebbe: quante razze esistono?

Il problema è antico. Già Darwin, nel 1871, notava:

L’uomo è stato studiato più completamente di qualsiasi altro animale e tuttavia vi è la più grande diversità possibile tra studiosi eminenti sull’opinione se egli possa essere classificato come singola specie o razza o come due (Virey) o tre (Jacquinot) o quattro (Kant) o cinque (Blumenbach), sei (Buffon), sette (Hunter), otto (Agassiz), undici (Pickering), quindici (Boris St. Vincent), sedici (Desmoulins), ventidue (Morton), sessanta (Crawford), o sessantatré, secondo Burke. [L’origine dell’uomo e la selezione sessuale, Newton Compton Editori, 2006, pagina 144]

Il famoso naturalista aveva compreso la difficoltà intrinseca al concetto di razza. La categoria razza dovrebbe servire per classificare gli esseri umani ma se non si riesce a trovare un metodo oggettivo con il quale catalogare gli uomini, l’idea di razza perde di significato. Che ci facciamo con una categoria che di fatto non possiamo utilizzare?

Per sapere quante razze esistono, occorre selezionare dei parametri a monte per impostarle (colore della pelle, forma del cranio, ecc.). Ma quali parametri scegliere tra l’infinità di caratteri che possediamo?

Inoltre la variabilità umana è così ampia che un individuo potrebbe rientrare in una determinata razza se prendessimo in esame il colore della sua pelle ma in una razza diversa se considerassimo la forma del cranio, ecc..

Per risolvere questa difficoltà, si dovrebbero prendere in considerazione tutti i caratteri degli esseri umani. E oggi lo possiamo fare, dato che sono tutti scritti nel nostro codice genetico.

Noah Rosenberg è un genetista che ha effettuato una ricerca molto interessante. Ha preso il DNA di migliaia di persone provenienti da tutti i continenti, lo ha inserito in un computer e ha chiesto al computer stesso di raggruppare gli individui in base alle somiglianze genetiche. Successivamente altri due scienziati, David Serre (microbiologo) e Svante Paabo (biologo), hanno ripetuto l’analisi.

Facciamoci raccontare il risultato da Guido Barbujani, genetista italiano.

Bisogna decidere in anticipo quanti gruppi (quante razze) ci siano. Poi il computer forma quel numero di gruppi, mettendo insieme gli individui geneticamente più simili, e alla fine si controlla se i risultati vengono meglio con due, tre, quattro gruppi, eccetera. A dirla così sembra facile ma ognuna di queste analisi richiede un sacco di lavoro. Noah Rosenberg si è fermato a sei gruppi. David Serre e Svante Paabo, che lavorano a Lipsia, rifanno l’analisi e trovano che in realtà i risultati sono un po’ più precisi se si cerca di suddividere l’umanità in sette gruppi, e ancora un po’ più precisi se i gruppi diventano otto, nove e così via. A un certo punto anche Serre e Paabo devono fermarsi, ma visto che ogni volta che si aggiunge un gruppo le cose funzionano meglio concludono che probabilmente la suddivisione migliore è quella in cui ogni individuo forma un gruppo per conto suo, cioè ogni individuo è una razza distinta. [L’invenzione delle razze, Bompiani, 2006, pagine 86-87]

Quindi le razze esisterebbero, sì, ma ne esisterebbero circa 7 miliardi…

Chi dice che ne esistono, ad esempio, quattro, sta considerando solo alcuni parametri per impostare le sue razze ma ne sta tralasciando degli altri quindi la sua affermazione può avere solo un valore soggettivo.

In fondo è logico che oggi le razze siano così sfumate da essere incatalogabili. I tipi umani (Sapiens, Neanderthal, Denisova, ecc.) si incrociano da centinaia di migliaia di anni (e a scoprirlo è stato proprio Svante Paabo) o forse da milioni di anni (come sostiene David Reich, altro genetista; qui un articolo in italiano).

Dobbiamo sempre tenere presente che la specie umana è una specie ibrida. Come non possiamo suddividere in razze i cani bastardi, così non possiamo suddividere in razze gli uomini moderni. Dell’ibridazione umana ne parlo abbondantemente nel libro: L’origine dell’uomo ibrido.

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